Alà dei Sardi
è il nome attribuito al paese per distinguerlo da Ala
in provincia di Trento e da Ala di Stura (TO). In origine il nome
era semplicemente Alà, o Elà come si dice nei paesi
limitrofi. La derivazione del nome è sintomatica nell'evidenziare che il territorio di Alà fosse abitato fin
dalla preistoria. Il toponimo Alà è infatti di origine
prelatina, ed è probabilmente espresso in lingua
sardonica, vale a dire la lingua dei nuragici, idioma
sopravvissuto fino alla dominazione degli antichi
romani. Nel territorio alaese sono ancora molti
i toponimi in lingua sardonica (Istenolì, Tattinuri,
Serì, Alzarò, Lacaralò,...) ragion per cui è facile supporre
che la dominazione romana sia stata tardiva, e mai
compiuta completamente. Si può desumere perciò che
il territorio di Alà fosse la zona in cui abitavano
le popolazioni ribelli degli Iliesi (o Iliensi) e dei Balari. Gli Iliesi vennero descritti
dai romani come una popolazione rozza e sanguinaria,
forse gli unici Sardi mai totalmente colonizzati. Gli
Iliesi provenivano dall'Asia Minore e si stabilirono
nelle montagne sarde della Barbagia e del Montacuto.
Si nota anche una curiosa somiglianza lessicale
tra Iliesi
e Alaesi, che forse potrebbe significare che Alà
sia l'antica città degli Iliesi, ma alcuni studiosi
propendono per una localizzazione più meridionale,
riconoscendo in Oliena la città principale di questa
popolo. I Balari erano
anch'essi una
popolazione tra le più ribelli del periodo di penetrazione
dei romani. L'origine di tale popolo è dubbia. Probabile che si trattasse di popolazioni
non indigene - forse di origine corsa, o libica - molto
abili negli spostamenti
via mare. Il sito archeologico che oggi viene chiamato
Su Pedrighinosu, a sud dell'abitato di Alà, era
anticamente un centro abitato chiamato Balare, è ciò è più di un indizio
sulla localizzazione nel territorio dell'odierna
Alà dei Sardi del popolo dei Balari. A ciò
si aggiunge il fatto che Balare e Alà hanno una
certa somiglianza fonetica che potrebbe non essere
una coincidenza (a suffragio di questa tesi si ricorda
che la caduta della B iniziale è una caratteristica
tipica del dialetto alaese, e che i vicini buddusoini
chiamano "balaesos" gli abitanti di Alà).
Il fatto che in altre zone del Nord Sardegna esistano
toponimi simili non è in contraddizione con la tesi
appena esposta. La località Balariana in territorio
di Luogosanto, Balai presso Porto Torres, o addirittura
le isole Baleari in Spagna danno ulteriori spunti
di riflessione ma non contraddicono quanto detto.
Si è già detto appunto della presunta origine corsa,
e infatti Balariana era in alta Gallura in prossimità
dello stretto di Bonifacio; si è già detto della
buona fama di navigatori che i Balari avevano (
si pensa che siano arrivati fino all'odierna Pisa) e ciò spiega
la presenza del toponimo Baleares nelle isole
tra Sardegna e Spagna. E c'è di più: la caratteristica
che rendeva invincibili i Balari era appunto la
capacità di arretrare all'avanzare dei nemici, spostandosi
sempre in luoghi nuovi (la lingua sarda ha conservato
la parola "ballalloi" che appunti significa
"fuggitivo, vile"). Se vero
che tanti indizi fanno una prova, ecco che si potrebbe
ipotizzare che i Balari fossero abitatori dell'odierna
Alà.
I siti archeologici che si trovano
in territorio alaese sono numerosi: oltre al già
menzionato Su pedrighinosu/Balare (dove fu trovato
un bronzetto di circa 14 cm sopprannominato "Donna
Orante") si hanno: Kidade, lungo il confine
con Bitti, dove si pensa sorgesse un antica città
nuragica (secondo Max Leopold Wagner "kidade"
in logudorese antico significa appunto "città");
Sos Nurattolos e Malacarrucca, dove nel secolo scorso
furuno scoperti un complesso nuragico,un pozzo
sacro senza scalini, unico nel suo genere,
e un tempietto rettangolare dove avveniva il culto
delle acque; Dolivichima e Padentes dove esistono i resti di
alcuni dolmen; Lathari, che doveva essere una stazione
romana lungo la strada che da Caput Tyrsi conduceva
a Olbia; Alteri, Su Posidu, Sas Tumbas, Loddhoro,
S'Orijale, Boddò e Intr'e Serra, che ancora non son stati esplorati
e studiati con la dovuta perizia. In regione Oriscudu,
a 400 metri circa dalla chiesa di Sant'Antoneddhu,
esiste una roccia
basaltica alta 2,70 metri raffigurante una donna
con un neonato in braccio, chiamata dagli alaesi
"pedra de Lughia Rajosa". Molto probabilmente
essa è un monumento commemorativo di qualche dio
pagano, si ipotizza Iside, dea della fecondità e
dell'amore.
Nel periodo
medievale il territorio di Alà fece parte del Giudicato
di Torres, in particolare della curatoria di Lerron,
paese ormai non più esistente. Nel 1272 entrò a
far parte del giudicato di Arborea, a seguito dell'occupazione
perpetrata dalle truppe arborensi. Verso la fine
del 1300, con la pace tra il re d'Aragona e Arborea,
la contrada Montis Acuti, di cui faceva parte anche
Alà, fu rappresentata da Folco De Sii, su delega del
majore di Alà Giovanni Penna, dei juratos Giovanni
De Setilo, Francesco Canade e Aramu Gasole, e degli
abitanti Bernardo Capra, Marco De Lacon, Bidale
De Serra, Pietro Calia e Comita Canade. Dal numero
di juratos si può dedurre che Alà fosse una "villa
piccina", praticamente un villaggio con meno
di 200 "fuochi". Dopo la conquista definitiva
della Sardegna da parte dei Catalano-Aragonesi,
nel 1420, Alà fece parte della contea di Oliva appartenente a feudatari spagnoli,
i duchi di Gandia,
fino alla fine dell'era spagnola.
La storia
moderna
Il paese
moderno è sorto probabilmente attorno al XV°/XVI°
secolo, e sono di questo periodo le prime notizie
su Alà, informazioni molto approssimate sul numero
di "fuochi" che componevano la popolazione
alaese. Dati più certi sulla popolazione alaese
si hanno per quanto riguarda il 1600: alla fine
del secolo Alà contava non più di 120 abitanti,
tanto che a seguito della scomparsa degli abitati
di Urrà (presso Sa Serra) e Orgheri (l'odierna Padru), le
terre di questi due centri (Sos saltos de giosso)
vennero annesse al territorio della più popolata Buddusò
e non alla più vicina Alà, appunto perchè l'esiguo
numero di abitanti non permetteva un idoneo sfruttamento
dei terreni collettivi abbandonati. La localizzazione del centro storico di
Alà ci
indica quale fosse l'antica collocazione dell'abitato.
L'odierna Carrera Manna doveva essere una sorta
di corso, attorno al quale si svilupparono le abitazioni
dei primi alaesi. E infatti, fino agli inizi del
secolo scorso la caserma della pubblica sicurezza,
il municipio e la parrocchia si trovavano in prossimità
di questa via lunga e larga, che doveva rappresentare
lo sbocco principale delle antiche "carreras". Si può dunque far ricadere
l' abitato originario presumibilmente nell'attuale
rione di Mesu 'idda,
dove ancor oggi si conservano molte delle prime abitazioni.
Erano dimore semplici, sviluppate su piante limitate
e dunque verso l'alto, come paralleleppipedi. La
struttura era fatta in contoni di granito e la copertura
era costruita in plancie di sughero inizialmente,
solo verso il '700 si iniziarono a utilizzare le
tegole in terracotta che poggiavano su travetti
e traversine in legno coperte da calce. La maestria
degli alaesi nelle costruzioni era nota anche nelle
zone limitrofe, tanto che i "mastros'e muru" alaesi
erano richiestissimi a Padru, a Olevà (l'odierna
Berchiddeddu) e a Monti.
La
popolazione alaese si è contraddistinta fin dai
tempi passati da un fiero spirito di indipendenza,
da un orrore all'imposizione altrui, e da una lodevole
assuefazione al lavoro. Caratteristica negativa
da sempre riconosciuta agli abitanti di Alà è l'eccessivo
individualismo, che ha fatto in modo che le qualità
sovraesposte non abbiano portato ad uno sviluppo
e a una crescita del paese, come invece sarebbe
stato logico. Tale individualismo però viene
meno al momento in cui c'è da difendere il bene
comune. Nel 1870 un orda di banditi provenienti
dalla Barbagia tentò di effettuare una grassazione
nei confronti della facoltosa famiglia dei Corda.
Il popolo si oppose compatto e quasi tutti i banditi
morirono nella lotta, che si concentrò principalmente
nelle campagne di Loddhoro. Si dice che la località "Su
Tirighinu Malaithu" sia stato il luogo della
vittoria finale degli alaesi e che questa zona conservi
ancora tra le sue roccie i resti degli sfortunati
rapinatori. Per tale azione Pinna Antonio, Pinna
Domenico e Pinna Giommaria vennero insigniti della
medaglia d'argento al valor civile. Nella primavera
del 1823, durante il suo viaggio in Sardegna, La
Marmora dovette fermarsi ad Alà per una grave necessità:
ebbe il bisogno di alcuni cavalli di ricambio. Il
sindaco di Alà, nonstante l'ordine del Vice Re presentatogli
da La Marmora, si oppose a tale richiesta e non
riconoscendo l'autorità del Vice Re, dopo accesa
discussione, minacciò di reclamare direttamente
al governo di Madrid, credendo di essere ancora
sotto la dominazione degli Spagnoli, che invece
erano stati scacciati un secolo prima. Tale episodio
è sintomatico dell'isolamento in cui vivevano in
quel periodo gli abitanti di Alà, e della sostanziale autonomia
di cui godevano i governanti alaesi di allora.
Tra
gli alaesi che si fecero onore torna caro ricordare
Antonio Luigi Ledda, che esercitò la carica di vice
curato nella chiesa parrocchiale di Buddusò, e fu
pure giudice conciliatore giusto e caritatevole.
Morì poverissimo. Anche il fratello ebbe modo di
farsi ricordare: Francesco Ledda fu consigliere
della corte d'appello di Cagliari, il suo carattere
bonario e schivo e il suo attaccamento al paese
natio fu tale che ancora oggi ad Alà lo ricorda
con vivo rimpianto. Uomo di cultura elevata fu il
sacerdote Abele Scanu, per molti anni parroco di
Alà, il quale fu pubblico ufficiale autorizzato
a stendere atti e scritture negoziali, nonchè a
autenticare scritture private. Il colonnello di
fanteria Ledda Gavino fu Capo di Stato Maggiore
nel 13° Corpo d'armata durante la Prima Guerra Mondiale.
Venne decorato con due medaglie d'argento al valore
militare e con la croce di guerra tedesca. Altri
decorati furono: Ledda Pietro fu Giuseppe, Mulas
Salvatore fu Bachisio e Scanu Abele fu Antonio Maria (tutti
e tre medaglia d'argento al valor militare nella
guerra '15-'18); Scanu Antonio fu Giuseppe (medaglia
d'argento e medaglia di bronzo al valor militare
nella guerra di Spagna). Il dottor Antonio Luigi
Ledda fu pretore ed esercitò tale carica a Sorgono.
Della benestante famiglia dei Corda si ricordano,
tra gli altri: il dottor Francesco Corda, pubblico
notaio e dottor Corda Giovanni Maria, medico chirurgo.
Il nuovo
millennio
Il
nuovo millennio trova un paese in grande crescita
economica e demografica. Dopo il minimo toccato
negli anni '80 e '90, periodo in cui il numero di
abitanti scende al di sotto dei 2000 (erano 1830
alla fine del millennio), sulla spinta di un improvviso sviluppo
economico si assiste ad un inversione di tendenza:
il trend di diminuzione della popolazione, costante
fin dagli anni '60, si arresta in maniera netta
e inattesa. Si assiste dunque al ritorno di
famiglie di emigrati di lunga data, i giovani
del paese non hanno più motivo di partire, e la
richiesta di forza-lavoro da parte delle molte imprese
nate in questo periodo fa confluire ad Alà un numero
rilevante di immigrati. A ciò si deve aggiungere
un aumento del numero delle nascite, proprio
nel momento in cui l'assenza di bambini faceva temere
la chiusura delle scuole elementari e medie del
paese. I motivi di questo mutamento improvviso sono
molteplici. Su tutti però una mutata consapevolezza
dei propri mezzi e delle proprie risorse da parte
degli alaesi. Oramai non ci si limita a vendere
le materie prime grezze che la natura ha fornito
agli alaesi di qualità eccellente: nascono imprese
di lavorazione del granito e del sughero; nascono
imprese che si occupano della vendita del sughero
semilavorato e delle pietre da campo che tanta richiesta
hanno lungo i litorali della Gallura; si investe
sui prodotti tipici della cucina alaese, alcuni
dei quali unici nel loro genere; si incomincia a
intravedere la nascita di un terziario che ha molti
margini di crescita. Gli artefici di tale cambiamento
sono soprattutto i giovani, che fanno tesoro
degli studi effettuati e si adoperano nei settori
tradizionalmente forti dell'ambito alaese, su tutti
il settore dell'edilizia abitativa e del rivestimento
in pietra. Contemporaneamente si assiste ad una
crescita del numero di studenti universitari, e
ciò fa ben sperare sul futuro, visto che consentirà
probabilmente di eliminare una caratteristica negativa
di Alà dei Sardi: il bassissimo numero di laureati,
il più basso della provincia di Sassari. Da studi
effettuati dal Banco di Sardegna emergono dati ancora
più certi: Alà dei Sardi ha avuto una crescita del
numero di aziende che non ha eguali in tutta la
Sardegna: + 17% nel decennio 1991-2001; il rapporto
tra il numero di partite Iva e gli abitanti dell'ultimo
lustro è molto probabilmente il più alto in tutta
Italia; la crescita del settore dell'artigianato
al Alà dei Sardi è la più alta di tutta la provincia
di Sassari. Per contro si deve registrare un'aspetto
negativo derivante da questo boom economico alaese:
la fuga dalle campagne. Sempre secondo gli studi
degli esperti del Banco di Sardegna, Alà ha perso
il 68% del terreno adibito a coltivazione e allevamento,
record in tutta la Sardegna e probabilmente in tutta
Italia.
Oggi
il paese ha più di 2000 abitanti, un saldo positivo
tra nati e morti, livelli di disoccupazione prossimi
allo zero. Il tenore di vita delle famiglie alaesi
è cresciuto notevolmente, ma ciò non significa che
anche ad Alà si manifestino i tipici mali delle
realtà ricche e della modernità. Anzi, si può affermare
che la realtà alaese è poco permeabile a taluni
aspetti negativi dei giorni nostri. Per esempio,
non esiste in paese lo spaccio e il consumo di sostanze
stupefacenti, fenomeno oramai radicato ovunque e
ben visibile nei paesi limitrofi. Inoltre gli abitanti
di Alà hanno una alta considerazione per le proprie
tradizioni e per gli usi e costumi tipici, a partire
dal dialetto: la lingua sarda di Alà è ben viva,
anche in questi tempi di globalizzazione e omologazione
dei linguaggi, tanto che più che di bilinguismo
Italiano/Sardo, per Alà si dovrebbe parlare di monolinguismo.
Qualsiasi attività comunicativa vede infatti l'uso
quasi esclusivo della lingua sarda, sia in occasioni
ufficiali - consigli comunali, riunioni di popolo,
manifestazioni di culto ed ecclesiastiche - sia
nella vita di tutti giorni. E sono soprattutto I
giovani a essere più fermi e decisi nel salvaguardare
tale immenso patrimonio culturale. Si contano in
paese due gruppi folkloristici ufficiali, due
gruppi di balli folk per bambini, e tre gruppi di
canto a tenore, di cui uno composti da adolescenti.
Periodicamente viene pubblicata la rivista culturale
bilingue "Quadernos de attunzu" alla cui
stesura partecipano molti giovani e alcune personalità
del paese. Si stanno formando delle associazioni
no-profit per la valorizzazione della cultura e
della lingua sarda, nella sua variante alaese, e
si ipotizza la nascita di una Pro-Loco che renda
più conosciute le tante ricchezze e le peculiarità
della cultura alaese. In poche parole la tipica
"assuefazione" al lavoro e l'avversione
all'ozio, riconosciute agli alaesi da tempi remoti,
si manifestano anche nel nuovo millennio, e saranno la
caratteristica determinante dello sviluppo economico
e culturale del paese negli anni a venire.
Principali
appuntamenti:
-
Febbraio/Marzo: Carrasegare Alaesu con sfilata di
carri allegorici, balli in maschera e fritellata
in piazza
-
Marzo: Manifestazione Sportiva CROSS di ALA' con
la partecipazione degli atleti più importanti a
livello mondiale (campioni mondiali ed europei,
campioni olimpici e primatisti mondiali). Per l'alto
livello dei partecipanti la manifestazione ha soppiantato
per importanza la tradizionale "Cinque Mulini"
ed è probabilmente la prima in Europa
-
Maggio: Manifestazione Sportiva RALLY MONDIALE SARDINIA-ITALIA,
prova valida per il campionato mondiale di Rally
-
Maggio: Festa di Santa Maria di Mazzinaiu, con piccolo
banchetto a base di carne e vino
-
3^ settimana di Maggio: Festa di Santa Rita, con
sagra della salsiccia e competizione ciclistica
regionale
-
1^ settimana di Giugno: Festa di San Giuseppe a Badde Suelzu, con
balli e canti tradizionali
-
13 Giugno: Festa di Sant'Antonio, con spettacoli
in piazza e manifestazioni folkloristiche
-
Metà Giugno: Festa di San Giovanni di Sos Sonorcolos,
con pranzo a base di carne di pecora
-
24 Giugno: Festa di San Giovanni, organizzata dai
fedales 40enni, con spettacoli in piazza e giochi
per bambini
-
Luglio: Torneo di calcetto maschile alla memoria
di Maria Francesca Doneddu
-
4^ settimana di Luglio: Rassegna internazionale
di folklore e minifolk organizzata dal gruppo folk
"Tradizione Popolare Alaese", con sfilata
in costume per le vie del paese
-
1^ settimana di Agosto: Estemporanea di pittura
a premi per vie e piazze del paese
-
2^ settimana di Agosto: Rassegna internazionale
di folklore organizzata dal gruppo folk "Santu
Franziscu" in memoria di Thiu Baroreddhu Manca, con balli e canti sardi e stranieri
-
metà Agosto: Sagra del maialetto, con canti a tenore
e morra per le vie del paese e prove di tosature
delle pecore per turisti. Degustazione di carne
di maialetto arrosto e di gnochetti sardi al sugo
3^
settimana di Agosto: in località Sa Paule si corre
il palio "memorial Roberto Ghisu" organizzato
dall'associazione ippica alaese
-
27/28/29 Agosto: Festa in onore di Santa Rosa, Sant'Agostino
(patrono del paese) e San Sebastiano, organizzata
dai fedales 50enni, con caccia al tesoro, giochi
per bambini, sagra di prodotti alimentari tipici,
spettacoli in piazza e manifestazioni folkloristiche
-
4 Ottobre: Festa campestre di San Francesco d'Assisi,
presso l'omonimo santuario in località Norile, con
pranzo tipico a base di brodo e carne ovina e bovina
per circa 10.000 persone. In serata balli tradizionali
e spettacolo canoro.
LINKS
SU ALA' DEI SARDI:
-
www.eligalcada.org- escursioni,
visite guidate e pranzi all'aperto nel territorio
di Alà
-www.yaooo.it
- da Alà commenti su politica, sport e Sardegna